"La Sartoria"
di Campo dell'Arte
23 giugno - 01 luglio 2007 a Sant'Antonino di Susa (TO), "Borghinfesta", manifestazione organizzata dalla locale associazione UNITRE. Oltre alla mostra, durante il Convito a Corte del 23 giugno 2007, abbiamo animato la serata con l'esecuzione di diverse coreografie di "danza barocca" ed un piccolo concerto di "arie barocche" dal vivo.
Ma veniamo all'allestimento:
La necessità di creare con del tessuto delle forme da adattare al corpo, porta allo sviluppo di un’arte molto complessa, quella sartoriale; così, da un elemento bidimensionale, il sarto modella un involucro che gli permette di poter trovare la linea desiderata, in cui ogni parte del corpo, trova la giusta posizione.
Nel ‘700, come in epoche precedenti, i tessuti che seguivano le regole dell’etichetta, della moda, della stagione o delle possibilità finanziarie, erano usati per le parti esteriori dell’abito, mentre per le parti interne si usavano tele più forti, invisibili; il vero materiale di costruzione del vestito, regola che ancora oggi è fondamentale per la creazione dei capi spalla.
Possiamo altresì notare, che nella costruzione degli abiti, i sistemi di rafforzamento delle cuciture o di imbottitura dei punti strategici, con lana o cotone, non nascono in epoca moderna, ma sono gia comunemente attestati fin dal medioevo, con il doppio scopo di riparare dal freddo e migliorare la forma.
Come in tutte le epoche, anche durante “l’Ancien Règime”, la moda era prerogativa della nobiltà e la corte ed i salotti aristocratici i luoghi destinati al suo manifestarsi; così il lusso, ostentato nei colori, nella qualità dei tessuti e nelle decorazioni, era un’esclusiva ed indicava con chiarezza censo, condizione sociale e potere politico.
Tutte le altre classi sociali invece, erano soggette a limitazioni e divieti, sia in termini comportamentali che in fogge di vestiario, regolamentati da leggi suntuarie promulgate per mantenere ben evidenti ed inalterati i gradi della gerarchia sociale.
Anche all’interno della corte vigeva un rigido cerimoniale che sfruttando colori, ricami, larghezza dei galloni, indicava con chiarezza i ruoli dei vari cortigiani nell’ambito del proprio rango, carica, circostanza o stagione; trasformando gli abiti formali in una sorta di uniforme civile, regola a cui tutti dovevano sottostare.
I grandi eventi a corte, i matrimoni, le feste, erano occasioni per arricchire il guardaroba di nuovi abiti, preziosi e ricercati a tal punto, che alcuni nobili per mantenersi all’altezza della propria immagine, si indebitavano all’inverosimile per realizzare sontuosi vestiti, rischiando la completa rovina finanziaria.
Al contrario, seppur particolari, erano le vesti da lutto, gli abiti da viaggio, da caccia o in genere quelli adottati in momenti di svago o relax, realizzati in tessuti più morbidi e resistenti, con tagli più comodi e meno impegnativi del guardaroba da cerimonia, fatto di broccati, sete, pizzi e ricami.
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