Discarica di Ugento: l’inchiesta che sta infuocando il Salento

La discarica di Ugento e i veleni che sta sprigionando, sono un argomento molto caldo per la penisola Salentina. Il caso sta appassionando giornalisti, esperti e associazioni di cittadini in tutta la Puglia ma anche più in generale sta interessando tutto il sud Italia. Intorno alla questione riguardante la discarica di Ugento, oramai, ci sono anni di misteri e di inchieste giudiziarie. Secondo alcuni sarebbero state violati delle leggi e sarebbero state decisamente troppe le archiviazione messe in campo in questi 20 anni di scandalo.

La questione è iniziata nel 1990 quando l’amministrazione comunale di Ugento aveva deliberato la nascita di una discarica della contrada Burgesi, sebbene ci fosse stato un parere non favorevole da parte di un famoso geologo del territorio, Giovanni Mele, che aveva avvertito tutti sulla presenza di possibili rischi legati all’inquinamento della falda acquifera. Grazie ad un permesso in sanatoria del 1991 era arrivata anche l’approvazione per il progetto tanto discusso è molto sentito nella penisola salentina. A cavallo tra il 2008 e il 2009 i cittadini mettono in campo anche una forte protesta per la realizzazione di questa discarica fiera chiudeva i rifiuti di tutti i comuni dell’Ato Lecce/2, ma nonostante questo la discarica si ingrandiva di anno in anno aumentando il numero di rifiuti al suo interno così da scatenare anche una occupazione al suo ingresso sempre da parte dei protestanti. Il primo gennaio del 2009 i cittadini occuparono le vie di accesso alla discarica. La dura battaglia alla fine portò ad un risultato ovvero la chiusura dell’impianto nell’estate del 2009.

Si era infatti notata la presenza dell’aumento di casi di tumore alla tiroide ed alla fine addirittura era arrivata una denuncia presentata da un imprenditore che poi successivamente fu oggetto di minacce e di attentati. Secondo la denuncia di questo imprenditore, in quell’aria erano stati nascosti rifiuti speciali e pericolosi.

In quell’anno furono indagate 6 persone ma poi l’inchiesta fu archiviata sebbene dalle analisi emerge la presenza effettivamente di inquinamento da rifiuti tossici e speciali.

Oggi, una nuova inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e condotta dai carabinieri del Noe e del Nucleo investigativo di Lecce, porta alla luce ancora la possibilità della presenza di rifiuti tossici e veleni nella terra e nel cuore del Salento,.

Una bomba ecologica su cui adesso si indaga per cercare di capire quali siano stati effettivamente i punti contaminati e i rischi a cui è stato sottoposto un intero territorio. Si tratta di un vero mistero che infiamma le terre salentine e che tutt’oggi nasconde ancora dei segreti.

Sono ancora numerose le analisi che devono essere effettuate su quel territorio per cercare di dare una risposta per gli abitanti della zona circondata da quella che una volta era un’aria felice dove insistevano delle cave di tufo e dove di certo non era proprio il caso di andare a superare una serie di rifiuti figuriamoci quelli speciali. Saranno le inchieste della magistratura e anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia a squarciare, nel corso dei prossimi anni il velo di silenzio che da sempre è oramai da vent’anni, copre la tortuosa storia della discarica di Ugento.